La prossima fermata è un punto lontano

fractal abstr

Quante volte blog, te l’ho detto. Ti ho lanciato per mesi, anni, millenni nello spazio interstellare e nella tua pesca a strascico hai sempre beccato qualcosa. Quei numeri nelle tue statistiche continuavano a viaggiare e mi sono sempre chiesto chi diavolo fosse a trovare chissà dove quelle righe sperdute.

Come una madre malinconica ogni tanto tornavo a vedere quei post lontani. Ero un io che piano piano è svanito per diventare qualcos’altro. E credo che se raccontassi ad ognuno dei me che si cela dietro ognuno di quei post, sarebbe felice di sapere che qualcun altro gli osservava e con loro il mio moto di rivoluzione intorno a qualche buco nero lontano.

È bello sapere che qualcuno ne ha avuto cura. Li ha aperti e ha saputo come leggerli. Questo mi fa pensare a quanto sono uno stronzo a non scriverci spesso. Ma se qualcosa rimane di quel romanticismo al limite dello smieloso che avevo un tempo è l’idea che questo blog in un modo o nell’altro ritorna. Come una spirale: un eterno ritorno e una crescita costante.

Questa invenzione dei maledetti americani ha una sua utilità, mortacci loro.
Guardo indietro è provo tenerezza. Per i post banali, per quelli fighi, per le acrobazie linguistiche e retoriche e per me. Per le paure di un tempo e per quello sguardo che mi sembra non sia mai svanito del tutto.

Ed è bello che dopo tutti sti giri, galassie, risse sfiorate, città di merda, quartieri splendidi, racconti, sceneggiature, video, litigate, donne, fregature, delusioni, lacrime, serie tv, poesie, scopate, mari, fiumi, ville immense, tramonti, persone sorprendenti,  estasi, trip, visioni, sogni conturbanti, viaggi, festival, problemi, risate ecc alla fine quello sguardo abbia trovato un punto dove fermarsi. Si è posato proprio sullo sguardo che quella traiettoria interspaziale l’aveva seguita dall’inizio. Uno sguardo che tanti di quei post li aveva già fatti nascere.

Fosse per me non scriverei niente. Mai più niente. Ma gli sguardi non sono fatti per fermarsi. Se si fermano vuol dire che il medico non ha belle notizie per te. Devono riprendere il viaggio. Ma tutto cambia se ogni punto che fissano come segugi è visto da un altro sguardo lì accanto:
“Ehi, hai visto quello?”
“Naaah incredibile, assurdo!”
Tutto sembra avere un senso. Qualunque cosa quel punto ti regali, energia o altre stronzate simili, entra in uno sguardo e riesce dall’altro, come un circuito dove l’universo fa entrare le sue scariche cosmiche per ricaricarsi ogni giorno. Ci vuole energia per far girare la baracca.
Lì in giro lo sospettavo, ma ora non vorrei smettere più di tuffarmi nella corrente.

Sono in giro blog. Qui continua a girare tutto, come sempre, solo che ogni tanto se ti fermi a pensarci la cosa non è affatto male. Carica a bordo quello sguardo che tanto mi piace e ricominciamo.
Un’altra buona notizia è che la colonna sonora del viaggio sarà sempre superlativa.

 

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