Gli effetti strani

scogliera

 

Ci sono cose che ti provocano degli effetti strani. È difficile da spiegare. La questione sta tutta lì, nella difficoltà di spiegarli a parole. Aiutano gli ossimori e soprattutto le sinestesie. Perché addosso senti fuochi freddissimi che scendono giù per la pelle. E sono talmente freddi che ad un tratto senti divampare un incendio. E mi pare di aver sentito gli odori del gineprio sotto i polpastrelli, quando quel ciuffo ribelle l’ho adagiato sull’altro lato del tuo viso. Aperto come le polveri luccicanti della nebulosa di Orione. Ma sono le parole, che escono fuori come le bestemmie dei carcerati o le banalità sconnesse degli innamorati che non hanno mai letto un libro,  a creare maggiore confusione. Quando le lanciamo come salvagente nell’oceano nella speranza di salvarci l’un l’altro. E quel salvagente speravi proprio che ti arrivasse. E quando ce l’hai addosso quasi ti senti in colpa. Metti in dubbio di meritarlo. Ti eri quasi abituato alle onde alte 6 metri che ti investono. Poi però, messo al sicuro su quella barca piena di derelitti quali siamo, vedi che la rotta continua comunque. I mari solcati sono quelli. I porti in cui la nave scarica e carica sono sempre gli stessi. Qualcuno può contarne un paio di più, magari segnato da tatuaggi e cicatrici sulla pelle. Ma ogni molo si assomiglia, a suo modo. E che effetto fa un porto in cui ti dici: “Qui l’àncora la getterei davvero”? L’àncora la getterei davvero?! Io, vecchio lupo di mare e di tempeste? A volte penso che i maremoti ci piacciono. Ci piace rischiare il naufragio ogni volta e raccattare i resti tra i flutti in qualche isola deserta. Ma ogni marinaio sa che non è così. L’effetto strano che ti fa il grido “Terra!” nessuno che ha preso il mare lo sa spiegare. Vivrebbero sempre sulle onde ma è quel grido che vanno cercando. Sperando che il porto sia quello giusto dove approdare. Dove nelle taverne vicino ai moli si beve buon vino. E magari il tramonto dalla costiera è il più bello di sempre. Dove forse c’è un prato dove stendersi e da cui si può vedere il mare, gigantesco e infinito, e magari dove aspettare un mese, otto, o magari anni per riguardarlo con chi è approdato in quel momento. Dopo aver navigato per altri mari e aver visto altre spiagge. E magari dirsi: “ecco il prato dove ti stavo aspettando. Ora che sei arrivata fa uno strano effetto”. Già, fa tutto uno strano effetto. E a poco serve scriverci sopra cercando di spiegare che significa. Tra le nostra urla colorate, le nostri pelli in tormenta, le nostre ruvide luccicanze sotto la luna e altre sinestesie a caso, un senso ci sarà. Lo scopriremo forse sulle labbra dell’altro, sulle mani che corrono lungo la schiena o magari semplicemente in un paio di bottiglie di birra finite sul belvedere. E io lungo il tuo sorriso e tu addosso ai miei occhi forse proveremo un effetto strano. La cosa importante, però, sarà che non ci sarà bisogno di spiegarlo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...