Sia per me sia per te

Rain Makers 16x20

Scrivo di appartamenti. Perché è questo quello di cui dovremmo scrivere. Quello che succede dentro gli appartamenti. Da dove stai leggendo questo post? Non sei mica su una spiaggia in Costa Rica, amico/a. O se lo sei, devi per forza venire su vince2006.wordpress.com? Gli appartamenti sono stazioni orbitali in giro per l’Universo. Isolate dal nulla. No, non c’è niente di romantico, baby. E non per i detriti spaziali. Non per i satelliti che ti tagliano velocemente il cielo di notte, quando lo guardi e tu non lo sai ma a volte si scontrano tra loro e vengono giù ad illudere i desideri che lanci all’inseguimento delle loro scie infuocate. Perché, fuor di metafora o dentro ad una più grande, dietro la porta non c’è niente. Niente, almeno, per il quale valga la pena girare volontariamente la maniglia. Perché tu, il giorno, quella maniglia l’abbassi perché devi. La notte, a volte, vai in posti che tanto sarebbe lo stesso rimanere a casa. Sono depresso? No, bella, tutto il contrario. Io da qui vedo la luce. La vuoi vedere? Vuoi venire a sdraiarti sul mio manto di stelle? Potremmo dare il nome a qualche costellazione, potrei leggerti qualche verso, potremmo scopare. Fai tu. No, senti. Rimani lì per stasera che tanto non capiresti. O meglio, da un certo punto di vista hai già capito. Lo hai fatto in passato in quel dannatissimo sogno, pensiero, nodo ad un fiocco per il quale ti svegli ancora la mattina. Quella luce che vedo io è la stessa per la quale quando ti sbronzi, per un attimo, sembra andare tutto bene. Sai quando di estate sembra che le cose abbiano un senso diverso? Con il tipo figo che ti dice qualcosa tipo: “Ehi, ha ragione”. Bene, quella cazzo di ragione, a turno, ce la siamo passata tutti. Neanche fosse una siringa d’eroina o una canna. E l’effetto è lo stesso. La ragione ci ha sballato. Abbiamo creduto di meritare le stelle e di avere dentro il cosmo. E ora tu stai qui a leggere un post su vince2006.wordpress.com?! Cosa cazzo abbiamo sbagliato? Beh, penso che le colpe principali siano ancora sulla tua maniglia. Fuori, da qualche parte, c’è ancora quello zingaro che ti aspetta per scopare sulla riva di un fiume. C’è ancora quel discorso illuminante fatto sotto le stelle che deve finire per forza con un paio, magari di più, di corpi nudi che si stringono. C’è ancora un vecchio/a su un treno che deve passarti tutta la sapienza degli ultimi quindici secoli con uno stupido aneddoto su quando viveva vicino Torino. Eppure, amica mia, rimaniamo qui strangolati dalle pareti a scopare, leggere, piangere, ridere, guardare, morire, morire, morire ma con un velo d’alienazione negli occhi e in giro per le vene. I tuoi pompini portano piacere, non gioia. Le carezze sul tuo corpo sono un atto necessario ad espletare l’esperienza sessuale. Non sono quello che dovrebbero essere: in linea con il movimento delle galassie, solidali con l’alternarsi delle stagioni, colme degli odori e degli umori delle piogge estive e del tepore del sole invernale. Capisci? Capisci perché nei racconti metto la gente al di qua delle porte? Loro che continauno ad essere sferzati dal vento e dal destino. E su di loro, manco fossero mattoni lerci di calce, costruiscono questo mondo, che quando eravamo giovani io e te, lo facevamo esplodere a colpi di comete e fantasia.
Ecco perché scrivo di troie, drogati, falliti, di me, di te, di sfigati, di sconfitti, di speranze, di sporco, di ratti, di sorrisi. Ecco perché non posso sempre venire qui a far scintillare stelle o candele, che vai a capire te che metodo uso. Potrei deluderti facendoti scoprire come faccio ad imitare il movimento delle nebulose e del vento.
Capisci, ora?
Capisci perché devi fare qualcosa anche tu? Perché abbiamo bisogno di prendere quei treni o di gettarci per le strade. O almeno di gridare, di mettere qualcosa nei magazzini in attesa dell’inverno.
Io ora scrivo delle nostre stanze dove ci ergiamo in attesa di una rivoluzione che abbiamo atteso da sempre. Che sia di popolo o come diceva la canzone all’interno del mio letto, poco importa.
Non diamo la buonanotte al popolo. Speriamo che sferzandolo di mazzate possa finire finalmente di belare dietro al legnoso sapore del bastone del padrone.
Ma poi, chissene del popolo. Ci sono steppe russe, pianure americane, costiere italiane da percorrere. Potremmo farlo insieme. Magari senza conoscerci e neanche vederci. L’importante è che il monte che ci corre via lontano, alle nostre spalle, abbia il medesimo nome. Sia per me sia per te.

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