Scrivere sull’onda

onda

Io scrivo. Tu, però, non leggere come fossero righe banalmente poste l’una dietro l’altra. Pensa a Matisse. Pensa a Godard e Truffaut per un attimo di nuovo amici. Pensa a dei lunghi capelli neri d’accarezzare. Pensa ad una donna meravigliosa che suona il flauto traverso senza ritenersi capace di farlo e pensa per un attimo che ogni nota da lei creata sia come un armento dormiente sulle scoscese colline dell’Arcadia, duemila anni fa. Leggi le mie parole come fossero un quadro di Picasso o pensa ai volti che Modigliani potrebbe metterti davanti, come distese di montagna d’accarezzare neanche fossi un possente sospiro del maestrale. Leggimi come fossi una sonata triste di Chopin da sincronizzare, nota per nota e goccia per goccia, alla pioggia che sta cadendo qui fuori. Stasera sono un film francese in un’inquadratura ad un volto di donna, profondo. Tra un’ora sarò una poesia di Majakovskji: lirica, ironica, possente, immensa. Pensa ad un volto. Sì, naturalmente scuro, olivastro, mediterraneo, ambrato come il sud. Mettili un fresnel, addolcisci puntando direttamente da un pannello. Vedi le ombre come cambiano. Ora osservale longitudinali mentre esaltano i contorni del viso. Non le vedi le notti estive? Non lo senti il ginepro, il timo e il rosmarino, manco fosse una canzone di Simon e Garfunkel? Non le leggi le mie poesie sui volti, sui capelli nero corvino, sui prati e sulle aurore? Oh cazzo, io le vedo. Leggo pelle su pelle, tramonto su tramonto, vento su vento, mare su mare. Ecco, se proprio devi, leggimi così. O non farlo affatto. Perdi volentieri questo post insieme a mille quaderni, lettere, email, racconti, poesie, frasi. Che senso hanno tutte insieme? Chi se le segnerà su carta, sulla sabbia o sulla pietra? Io, d’altronde, non faccio testo. Ho segnato tutta la mia vita sull’onda e come dice Catullo questo ha lo stesso valore di parole dette ad un uomo innamorato. Io però le lezioni continuo a non capirle. E come fosse l’autunno, che anno dopo anno, non toglie petali dai fiori ma foglie dagli alberi, io continuo a scrivere/rle/rti. Gagliardo e coraggioso contro l’inverno imminente, nostalgico e speranzoso verso l’estate lontana.

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5 risposte a Scrivere sull’onda

  1. io perdo volentieri il post e mi tengo altrettanto volentieri la canzone!!

  2. Just me ha detto:

    Quali meraviglie fan scaturire certe canzoni dei Radiohead…

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