Very comfortably numb

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Non ti scriverò quello che ho fatto. Non la descriverò nemmeno la montagna che ho scalato e i sentieri intorno dove mi sono perso. Non ti parlerò del mio film, dei suoi personaggi, dei deserti, delle ansie, delle paure e delle preoccupazioni. Non ti dirò niente. In questo momento sono come uno di quei pessimi mariti, blog. Sono rientrato a casa di notte, alle 00:29, con il puzzo d’alcool dopo giorni d’assenza. Non mi giustifico, non ti saluto, non mi fermo. Vado direttamente nel letto senza curarmi di sfarlo. Roba che mentre tu entri nella stanza io già sto ronfando. Lo posso fare blog perché dopo quell’ansia ora non sento niente. Niente. Tutto mi scorre addosso. Non è un bene ma non sento niente per ora. La cosa strana è che è quello che volevo: non sentire niente, l’oblio, il confortevolmente insensibile. Come la canzone dai due assoli migliori della storia. Anche io vedo una nave all’orizzonte e qualcosa che nell’angolo nascosto della mia vista mi è sfuggito. Ma forse, blog, non sono ancora così insensibile. Mi girerò e lo prenderò. Ma ora sono così stanco, così profondamente assonnato. Con la nebbia che mi stende le palpebre sugli occhi. Sono tornato blog. Non so se ti aspettavi questo. Ma sappi che nei miei deliri potrai sempre contarci. Anche se ti servisse solo un sogno sfuggente. Nel pieno dell’insensibile piacevolezza del sonno.

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