Volevo essere Humphrey Bogart

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Sì, volevo essere Humphrey Bogart. Quando ho avuto successo nella vita è perchè ho abbassato la voce di un tono, le ho intontite di chiacchiere e avevo quell’aria da figo, sicuro di sé, padrone incontrastato e fiero della propria vita. Insomma, ero Humphrey Bogart. Con quel broncio apparentemente scontroso e burbero ma con quel cuore tenero e romantico. Ah, Humphrey. Certo, a te c’era la guerra. Non voglio mettere a paragone la mia vita e Casablanca ma sai quante Ingrid Bergman, o Ilsa, come vuoi chiamarle tu, ho visto andare nonostante questo mascellone contenuto dalla mia folta barba di una settimana? E sì, caro Humphrey. Bisogna vederle andare via, magari metterle su un aereo insieme ad un altro e ci rimane solo l’amicizia di un baffuto capitano francese. E allora, amico mio, che senso ha essere te se se ne vanno comunque? Con quel viso accarezzato in punta di dita. Con quella pelle soffice che sembra correre via tanto è morbida. E correndo via, come quando sei in macchina e vedi il panorama fuggire dal verso opposto, vedi i ricordi. Tu magari vedi Parigi dove sei stato felice con lei. Io vedo altro: notti d’estate a contenere l’eccitazione per avere il suo corpo nudo tra le braccia. Le mie braccia strette intorno a lei e una stanza che conteneva appena entrambi, con fuori i resti di un festival giunto al termine. Anche lei ha preso un aereo. E chissà quanti e quanti altri erano con lei. E ora, forse, se fossi come te, con quel fare sicuro, quello sguardo indifferente e fiero, quel bicchiere di whiskey lasciato a prendere aria e la sigaretta offerta al vento che se la tira con gusto, come sarebbe andata. Ah, Hunphrey. Non voglio dire un’eresia ma forse non ho bisogno di essere te. Oddio, io c’ho una risata che fa alquanto cagare. Però c’ho dei silenzi e degli occhi che se me la trovo davanti le scolpisco il Monte Rushmore nell’anima con invece dei presidenti tute le divinità dell’Olimpo. In particolare Venere, Amore, Euridice, Psiche, Atalanta e qualche Ninfea. Forse è questo. Ho voglia di guardarla in silenzio. Di lasciarle scorrere addosso i miei occhi come fossero le onde dello Ionio. A quel punto, Humphrey, non avrei più bisogno di essere te. Conterrei le vastità della mia terra da solo, in un solo unico sguardo.

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