Strada di passaggio

Walking Chicago Night

Come sono i miei post? Mhh? Te lo sei mai chiesto blog servo delle mie brame? Rileggendolo non traspare sempre il mio spirito esacerbato dal mio essere un deficiente riconosciuto dall’Ordine. No? Sai, la pioggia, le donne, la malinconia e mai una volta che in santa pace possa esplicare la mia idiozia. Già. Uno ci pensa a queste cose. Poi penso alle cose che devo fare. Tasse da pagare entro una data che si avvicina, chiamate da fare al più presto, vedere quello, vedere quell’altro e salta tutto. Poi penso che voglio scrivere. Il romanzo vorrebbe che quel capitolo terminasse. Quel monologo vorrebbe iniziare e quell’altro atto unico vorrebbe per lo meno essere preso in considerazione. Tanto, di tempo occupato con stronzate inutili, ne ho abbastanza. Potrebbe essere utile provare a fare altro e a diversificare l’offerta. Anche un post di passaggio sul blog, senza stelle, senza donne, senza sbrillucicose stronzate del mio spirto guerrier. No? sei d’accordo? Be…io no. A me le cose di passaggio non mi piacciono. Poi finisce che non le condivido manco su twitter (vergogna). E che…perchè…come dire….perché se ho pensato a delle storie che mi fanno impazzire, storie a cui riconosco un certo valore…be perchè devo scrivere cose che non ritengo a quel livello? Che poi, si tratta di dare un senso alle cose. Mi sono accorto che ogni storia che ho scritto o pensato ha un aspetto principale: vendetta, alienazione, odio, misantropia, amore, ecc. È come se inconsciamente partissi da lì e da quel nucleo nascesse tutto. Si arricchisce però di uno stile che puoi trovare nelle mie risposte velenose date a qualcuno per la strada, nelle parole fuori posto riservate a mia madre, nel rimanere seduto come il protagonista di Tyrranosaur con una testa di cane sulle gambe. Poi però ci si alza, ci si veste per bene e si esce. Non lo so se sono già in quella fase. Penso di sì. Penso che in realtà io abbia la voglia di fare qualcosa di più. Di ottenere qualcosa di meglio. Di andare oltre. Nella mia amata metafora del camminare, sono quando arrivi ad un punto dove controllare il tempo che hai impiegato per percorrere quella strada fino a quel punto. Leggi il tempo e dici “Beh, sono andato bene”. Sì ma il prossimo step potrebbe sembrare lontano. In realtà il miglior metodo è non pensarci. Lo sai fare blog? Lo sai fare? Quando le gambe camminano da sole e potresti addirittura addormentarti? Io lo so fare. Su quel cazzo di viale Trastevere ho incrociato dei sogni che non so se fossero miei o stampati lungo le pareti dei palazzi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...