Primavera e altre cazzate

Clouds-over-Desert

«Pensi che doveva succedere?»
«Sì, doveva succedere. Lo sapevamo, no? Io almeno lo sapevo. Hai presente le scintille? O i fuochi d’artificio. Oh che cazzo, trova tu la metafora migliore che nell’ultimo periodo mi sento fiacco a farle. Comunque. Se segui la traiettoria del fuoco, riesci a intuirne l’inizio e la fine. Ecco, come un lampo magari. Forse va meglio. C’è quella fiammata e poi il tuono. Il lasso di tempo di pausa tra la fiammata e il rombo dipende dalla distanza. Più è forte e immediato, più sei vicino al centro della tempesta. Be insomma, certe persone le incroci come fossero uno di quei temporali rompi coglioni. Sai però qual è il problema dei temporali? che passano….oddio, forse non è un problema. Ecco, ennesima metafora del cazzo. Però quello che voglio dire, quello che sto cercando di farti capire è questo. Ci incrociamo continuamente. Non ho incrociato solo te. Ci sono tante strade che ho visto passarmi in mezzo. Alcune sembravano quei bazar arabi, pieni di gente, pieni di roba. Un vero peccato andarsene. Certi posti però bisogna viverli e poi lasciarli, altrimenti i posti ti dominano. O almeno inizio a pensare questo. Te l’ho detto, voglio riabilitarmi addirittura dal lungo tevere. Non voglio che sia solo lui a dominare la mia vita. Voglio altri posti da tatuarmi addosso col fuoco. E voi donne siete come questi posti. Tu, di certo, sei stata una specie di lungotevere. Dove ho scritto di più, dove continuamente volevo tornare. Su quelle panchine o ad un passo dal fiume. C’è una sola differenza tra te e il lungotevere. Il lungotevere corrisponde. Già. Lo capisco dalle sue nuvole mutevoli di Storni, dal gazometro che al tramonto si infiamma e sembriamo solo io e lui su questo mondo del cazzo, lo capisco dalle rapide all’Isola Tiberina. Lo capisco dalle lanterne. E dai, porco puttana, sono arancioni. La luce si propaga sulle onde e viene disturbata solo dalle anatre che ci passano in mezzo disturbando i riflessi lunghissimi. Dai, ammettilo, questo è amore. Certo, so che ama tanti come me. Ma glielo permetto. Anche io amo altri posti. Siamo reciprocamente poligami. Niente gelosie. Tu invece…be. Forse in altre dimensioni hai corrisposto. Ma sai, il fatto che riesco a gestire mille mondi non è una giustificazione. Preferisco chiudere a chiave la stanza dove ripongo ogni mondo creato a tua immagine, mettere un po’ di esplosivo e booom, far saltare in aria tutto. Ti dispiace? A me no. Tanto, infondo, non ci riuscirei. Posso lasciare tutto lì, però. Con 12 giri di chiave e setti sigilli. Bello chiuso. Quello che ho creato lì dentro, fortunatamente, si può rigenerare. Il fatto è che deve fiorire. E lì fuori so che c’è qualcuna che è come un altro paesaggio dove tutte queste minchiate si potranno piantare e magari, lì, riusciranno a venire su come i papaveri all’inizio dell’estate. Cazzo, dai. È un precetto evangelico. Il fico che non fa frutti alla fine secca. No? E io non posso rimanere in questo deserto arido. Non posso. In questo pianeta esiste la primavera. Lo devo a lei. È un delitto rimanere tra le rocce se si conosce l’esistenza dei fiumi. Quello che in te non ha germogliato vedrà altrove nascere prati fioriti. Tu, invece, se desisterai dal tuo essere deserto, sarai la bella stagione di qualcuno. Insomma, sono stanco dell’inverno. Ecco perchè chiudo a chiave i mondi che ho creato per te nei miei stupidi quaderni. Infondo non so che te ne faresti mai. E ora, prenditi le spiagge, i paesi arroccati, le fiamme, i treni e qualunque cosa in cui ti ho posta. Impacchetta tutto quello che ti serve. Qui è ora di chiudere. Ho altre stanze da aprire.»

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