Tiriamocela un po’

gasm

Ehm. Ciao Blog. Oggi uso privato di mezzo privato. Su una rivista culturale di nome L’Ideale, hanno pubblicato un pezzo su di me. Lo copio per intero. Lo puoi, comunque, trovare qui:

http://www.lideale.info/doAnteprimaConfTot.php?ArticleAn=665#.UdAzrhZ1Q1E

L’altra Poesia: Vincenzo D’Onofrio

Strappo, rabbia, urlo nella notte, passione, e parole d’amore inchiostrate stando seduto su una panchina, sono i versi di vita di Vincenzo D’Onofrio giovane poeta, che lacerano l’anima e l’aria.
L’immagine della donna incontrata, per la prima volta, tra i raggi del sole “ti ho dipinta di sole”, del sole metropolitano di Roma di Villa Pamphili, nell’intimo pensiero del poeta che scopre, con stupore, la bellezza del suo scrivere versi d’amore “Il bello dello scrivere è/che mentre il tuo profilo qui accanto/spacca la Villa e più in là il mondo”, che ritraggono un amore idealizzato, descritto con i colori della natura, nella più schietta veridicità “ti ho sfumata d’azzurro” del cielo, nel silenzio e con l’intimo pudore di tenere in pectore questo sentimento, tanto che neanche l’interessata se ne accorge “e tu neanche lo sai”, e che non saprà mai, perché apparsa come una visione e scomparsa fugacemente quel medesimo istante.
E poi l’esistenza da vivere presa a morsi, divorata on the road, sulle strade della vita come l’immagine di una ammaliante donna, nella scabra e affettuosa metafora di un’immensa autostrada tutta da percorrere, fra mille insidie e occasioni da cogliere. Di questa vita che si estende come “gambe tese” lunghe “fino all’inferno”, fitte di “fermate intermedie” nei non luoghi delle “stazioni di servizio” dove tutto può accadere, dagli abomini alle stasi.
Un viaggio mentale che percorriamo in tanti ogni giorno “Siamo centinaia di milioni/in pellegrinaggio sulle tue” accattivanti “cosce”, perché comunque attratti dal suo irrefrenabile fascino. Il bello e il brutto, ombre e luci che s’incontrano/scontrano in questo non luogo promiscuo, nei versi laceranti come saette e surreali dove “le facce dei camionisti/hanno tatuate lacrime di sangue/ e sorrisi deliranti” e dove “I poeti del passato scrivono testi/di canzoni che girano su Mtv”, e tra i vari tormenti dell’anima ed elucubrazioni assistiamo, all’epilogo del giorno, ad “un tramonto tormentato/dalla pioggia imminente”, perché domattina “L’alba dei tuo seni non c’è più”.
Ma ciononostante questa esistenza ci appartiene c’intriga e ci seduce con la sua bellezza inequivocabile “Complimenti, sei un patrimonio da salvaguardare”, e se essa stessa non ci nota, sta a noi farci strada per metterci in luce “Dal tuo ginocchio sono saltato via,/lì non mi guardavi” e constatare, poi, che i suoi sentieri possono essere dolci e sensuali “I tuoi seni ora sono colline” dove appagare li sensi e “Le tue gambe strade non finite” tutte da esplorare, e assaporarne quel gusto inebriante dell’ignoto librandosi nelle sue siderali vie “Sospese nell’aria”.

Su una panchina a Villa Pamphili

Il bello dello scrivere è
che mentre il tuo profilo qui accanto
spacca la Villa e più in là il mondo,
io ti ho dipinta di sole,
ti ho sfumata d’azzurro
e tu neanche lo sai.

Le tue gambe tese

Le tue gambe tese,
lunghe fino all’inferno,
hanno fermate intermedie
in stazioni di servizio del cazzo
dove le facce dei camionisti
hanno tatuate lacrime di sangue
e sorrisi deliranti.
Sui muri dei cessi
ci sono tele di Caravaggio
e numeri di telefono dove
rispondo io tra vent’anni
e non capisco cosa mi voglio dire
e su cosa mi voglio mettere in guardia.
Siamo centinaia di milioni
in pellegrinaggio sulle tue cosce.
Sento litanie tristi
e musiche d’ambiente.
I cantautori hanno finito le metafore.
I poeti del passato scrivono testi
di canzoni che girano su Mtv.
L’alba sui tuoi seni non c’è più.
È piuttosto un tramonto tormentato
dalla pioggia imminente.
altri soli nascono su strade nascoste
che copri con il tuo sedere gigante.
I cinesi, tutti, hanno costruito città leggendarie lì sopra.
Complimenti, sei un patrimonio da salvaguardare.
Dal tuo ginocchio sono saltato via, lì non mi guardavi.
I tuoi seni ora sono colline. Le tue gambe strade non finite
Sospese nell’aria.

Claudia Formiconi

Non rinunciamo ai nostri consigli musicali. La casa oggi suggerisce un classico:

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3 risposte a Tiriamocela un po’

  1. semprevento ha detto:

    Ciao anima bella!!!!
    Accidenti che pezzo!!!
    Tu nascondi meraviglie!
    Bravissimo.

    caro ciospino,
    come stai?
    Era un po’ che non ti leggevo…ci son davvero poco in questo periodo.
    Mi sto perdendo nel lavoro…che poi rendesse per quanto fativo!!! invece ..restano spiccioli! ma accontentiamoci..tanto la voll non me la farò mai.
    Però mi bastava anche una palafitta sul mare…ma mi sa che devo rimandare ad altra vita.
    Dunque, torniamo a noi!
    Non ho guardato i precedenti post …adesso sono al lavoro..ma il negozio è vuoto e ne approfitto per lasciarti la mia presenza materna 🙂
    Son davvero orgogliosa di te..
    sapevo che eri un ragazzo particolare…ed ora ho capito il perché…sei un artista e poeta…
    mica roba da poco!
    ..non mi dimentico certe persone io…mai!
    Bello tussei!
    baci
    vento

  2. semprevento ha detto:

    PS: tiratela pure!!!
    hai tutte le carte per farlo!
    🙂

    • vince2006 ha detto:

      In effetti mi sei mancata parecchio. I tuoi commenti sono sempre stati un motivo per scrivere qui dentro 😀 Sappi che ogni volta che torni qui sopra mi rendi felice. Io ho una vita strana, come vedi dai miei post molto incostante. Ma la tua “presenza materna” mi fa venire voglia di venire qui più spesso 🙂

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