Lamento di provincia

Zdzislaw-Beksinski-07

Attenzione: questa poesia non è adatta ai deboli di cuore e di stomaco. Anche chi pensa che in questo blog ci siano i fiorellini è meglio che non continui.

Patria, lo senti il nostro lamento?
Lungo le tue statali oscure
fermati nelle isole di nebbia desolate,
circoscritte dallo squallore dei lampioni.
Da brava, stringi il laccio emostatico
ai tuoi figli depravati.
Spingi l’ago già dentro la vena
per metà e asciuga la fronte sudata.
Lontano, laggiù, nella tua provincia
più selvaggia ci hai lasciato soli, Italia,
a raccogliere le lacrime e a contarcele
a vicenda per fare a gara a chi ne raccoglie di più.
I nostri bouquet di rassegnazione
e di violenza addobbano le strade
stellate di foto di morti e preghiere
di madri svuotate e sventrate.
La senti l’alienazione? La senti madre?
La senti nelle scopate furiose dentro
le auto? dietro i finestrini appannati
da trentenni falliti.
Anch’io ci ho dato dentro.
Su e giù, su e giù alternando
sconfitte e preghiere in lacrime.
La senti la vita che delira nelle risse
da bar? Dei rumeni che si picchiano
per un culo da guinness. Una mongolfiera
da pianura con su la coscienza un ferito
grave e numerose nausee.
Le senti le donne vuote in cerca di
avvelenamenti da piombo a cui dare il loro
nome?
Ci senti, soli nelle auto, a maledire il nostro
destino e constatare l’inesistenza della
speranza?
Ci senti oltre le nebbie di periferia?
Ci senti?
Ci senti, cazzo?!
Le lacrime, le puttane, gli emarginati.
Stiamo annegando al buio e tu fai
finta di non udire le grida.
Madre snaturata. Non puoi
non sentirlo il nostro urlo
che ci contorce le viscere
e che vomitiamo fuori
con la nostra merda in cui
sguazziamo ogni giorno.
Ci vedi pugnalarci alle spalle?
ci vedi madre? Figli malvagi
che s’ammazzano sul tappeto.
Ti giunge il nostro lamento all’apice
della rabbia?
Forte, sui tuoi altari dorati
delle gloriose città,
ti strapperà l’alloro che immeritatamente
hai trafugato ad un passato terminato.
Mettiti in fila con noi a racimolare follia.
Nel tuo grido di madre usurpata
forse vedremo la luce.

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