Elogio dell’umanità a Trastevere

trast

Io amo l’umanità. È la gente che non sopporto   (Linus Van Pelt)

Ha un aspetto curioso. Ma quale libraro che si rispetti non ce l’ha? La sua libreria l’avevo già adocchiata. Mi fermo anche questa volta. Sento un “buonasera” ma faccio finta di non capire. Non voglio comprare niente. O almeno così credo. Ho solo una banconota da dieci. Vado dritto al bar che mi aveva consigliato Veronica. “Ci sono i divani e i mobili stile ‘800”. Penso che per scrivere oggi sia il posto migliore ma per la seconda volta lo trovo chiuso con una Smart parcheggiata davanti alla serranda. Brutto segno. A quel punto torno alla libreria. Entro e saluto il tipo. Guardandolo sembra più allucinato di quello che credevo. Parla ancora al telefono tramite auricolari. Sembra ancora più pazzoide. “Se ti servo chiamami”. Dentro, è inutile sottolinearlo, mi sento come un bambino in un negozio di giocattoli. Prenderei tutto ma a differenza di quello che credevo i prezzi non sono in linea con gli altri librari. Forse si fa pagare il fatto di avere una libreria a Trastevere, il bastardo. Avevo addocchiato una raccolta di Scotellaro, Lettere dal carcere di Gramsci e il Don Giovanni di Brancati. La scelta ricade sull’ultimo. È un’edizione molto vecchia, come piace a me e alla fine me la fa pagare 3 euro. Buon libraro stralunato. A quel punto gli chiedo se ha informazioni di quel bar. Mi conferma le mie brutte sensazioni. Chiuso. Chiuso per sempre. Imprecazione interiore. Almeno penso fosse interiore. Anche lui dice di essere molto scontento di questo fatto. Gli dico che cerco un bar dove fermarmi a scrivere. Il buon libraro allucinato di Trastevere, a quel punto, manco fosse un impiegato della Lonely Planet inizia a sfoderare un lunghissimo elenco di posti dove potrei andare. Tutto interessante ma la descrizione (puntigliosa) che mi fa dei vari posti non mi convince. Poi si illumina. “A piazza dei Ponziani c’è un posto figo”. La descrizione sembra essere azzeccata. Vada per piazza dei Ponziani. Ci arrivo in 5 minuti. Un’altra piazza trasteverina, dopo piazza de’ Mercanti, che mi conquista. Il bar, come suggeriva il buon libraro, è l’unico presente nella piazza. Ci sono altri posti che mi incuriosiscono. Dopo un rapido giro entro. Il barman è subito gentile e accompagna senza biasimare la mia labirintite nel cercare il tavolino che possa ispirarmi di più. Ne cambio tre, lui mi perdona. Cambio al volo l’ordinazione. Mi perdona anche qui, forse perché invece del caffè prendo un più costoso marocchino. Finalmente mi siedo. Accanto alla faccia ho una schiera di libri. Appena il mio sguardo si ferma su questi risalta subito all’occhio un titolo: “Basilicata”. Un enorme libro fotografico. Il ragazzo mi porta il marocchino e una fetta di crostata e ne approfitto per chiedergli del libro. Non è casuale. I proprietari sono lucani. Scacco matto sulla scacchiera del mio cuore. Inizio a sorseggiare la mia bevanda, mordo la crostata e inizio a digitare questo post. Non sarà certo uno dei migliori ma visto che questa giornata segna un eccezionale trasporto verso l’umanità credo sia d’uopo fissarlo sui server americani di WordPress. Lo sguardo pazzoide del libraro, il cameriere paziente, le note di Battisti come sottofondo e le piante che addobbano la piazza che si lasciano cullare dal vento. Niente da fare. È successo di nuovo. A Trastevere il rischio di ritrovarsi ad amare il mondo è sbalorditivamente alto.

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