Foto, mari e panchine

bench

E’ una tua foto in un paese straniero. Fa freddo. Sei adagiata su una panchina come quelle veneri o dame dei quadri rinascimentali. Le gambe accavallate. Cristo santo. Sai che effetto mi fanno le gambe messe così. Penso che circa 30000 poesie hanno preso forma nella mia mente per questo motivo. Prendendo la rincorsa lungo l’incavo della caviglia hanno preso il volo dal ginocchio verso mondi un po’ meno perversi ma anche meno romantici e spudorati. Non so se ci guadagnano a non rimanere qui. Eppure non sono le tue gambe, messe leggermente di lato, lunghe fino alla Patagonia, a Boston o in Giappone. E’ il tuo sguardo. Maledetta, è proprio il tuo sguardo. Devendra Banhart ha composto la canzone adatta. Giusta per farmi sentire fuori dal tempo e dallo spazio e venirti, così, a scostare il volto. C’è un’altra foto. Più familiare e incredibilmente, forse, più bella. Il mare dietro è il mio. E’ inconfondibile. Mi fa l’occhiolino, il bastardo. Lì hai ricci che sembrano strade. Sto per partire per la Cappadocia. Sono sicuro che saranno così le vie da percorrere. Le vedrò rientrare e aprirsi verso il cielo ma senza una mano che le raccolga. Sorridi anche lì. Ma è uno di quei sorrisi che non si possono catturare. Bisognerebbe arrampiccarcisi sopra e non credo che tocchi a me. I cardi e le spine non mi spaventano ma sono ferite che qualcun altro dovrà curare con il sale. Sotto il tuo braccio, oltre ai capelli, credo che reggi direttamente due secoli di storia e foto sbiadite. Credo siano quelle foto che cerchiamo entrambi. Sei più brava di me. Tu te le stai cercando al di fuori di una stanza. Io picchietto su una tastiera e nemmeno così spesso. Ma quando succede sto bene, se ti interessa. Ci sono giorni che non ho nemmeno paura. Mi sembra addirittura di beccare giornate felici. Forse le dovresti trovare nei tuoi capelli con la sabbia ed il sale….Sai, in un mio racconto (forse il più bello che abbia mai scritto) il protagonista va a trovare la donna che cercava in un’altra dimensione dove albergano le sue storie, i suoi scritti e milioni di altri sogni. C’è riuscito. Complimenti a lui. Solo uno dei due ce l’avrebbe fatta. Lui ha fatto il salto necessario quando doveva. Io conservo il gusto di scartavetrare via parole dalle tue foto. Lo so, non è la stessa cosa. Ad ognuno il suo.

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