Poco sobrio

andreev

Come faccio a non scriverti dall’apice di una tanto agognata sbronza, che sbronza ancora non è ma ne accarezza i contorni e l’intimo desiderio che sfocia in un furente bisogno al limite della bramosia? Eccomi qua. “Ha segnato la Juve” maledetti. Maledetti loro e tutte le infamità che rappresentano. Pregusto i dettami da elargire ad un figlio: “Più di tutto, sangue del mio sangue, carne della mia carne, odia e allontana da te la juventus e tutto quello che rappresenta” Lui lo farà, bravo figliolo. Capendo il misterioso quanto volgare parallelo con il male di quei nauseabondi colori. chissà se davvero dirò queste parole, un giorno. Forse, prima di questo, dovrei parlargli dei miei dialoghi con l’universo. Lo strumento è il mio solito ultimo bicchiere di vino in mano. E io sento il peso di Aldebaran, la brillantezza molesta di Sirio appropinquarsi poco sopra l’orizzonte, Betelgeuse e Rigel bisticciare sul primato della costellazione immensa che mi domina l’inverno. “Figliolo, sull’orlo di quel balcone gli astri mi parlavano. Mi suggerivano dall’alto i modi per affrontare il vento sulla strada ma io, puntualmente, fraintendevo. Loro benevole ripetevano e mi rivelavano colori lucenti. magnifici vedevo trionfare i loro raggi e le loro polveri che a miliardi di chilometri vedevo avvolgermi. Io ero loro e dentro me l’Universo stesso esplodeva. Un trionfo silenzioso che non sfociava nelle mie umane disfatte. Allora capivo, nella mia insignificante spossatezza, che ero e sono un alito di brezza primaverile ma al contempo sono scintilla di fuochi primordiali. Nel medesimo istante, su quel balcone, ero l’effimero e l’eterno. Ero il costante divenire e l’insignificante svanire. I mille poeti e filosofi che ero già stato e che non sarei mai stato, nel fugace istante al vertice del mondo, con il frutto della vite in mano, mi narravano tutti i segreti, uno per uno, che erano preclusi alla mia intelligenza inferiore. E io capivo, capivo tutto per poi dimenticare nel sobrio risveglio del mattino seguente.” Non capirà, non capisce, non ha capito. Gli giungerà un giorno la risposta quando le sue barriere saranno abbassate. Quel giorno c’è già stato e si ripete per migliaia di volte in questa esistenza circolare. Sono un sole che è tramontato mille volte e altre mille sorgerà. Mentre su un balcone in non so più quale esistenza, quale secolo e quale città sorseggiavo un bicchiere di vino, in un altro mondo coloravo le mutevoli ali di uno stormo d’uccelli in festa.

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