Altalene, viaggi, giostre, treni, deliri e cottilon

road

E’ un tavolino. Un tavolino di un bar non utilizzato. Nel senso che non è attivo. Ma l’alcool c’è e lo sgraffigno impunemente. La struttura è vuota. Questo grande recipiente di cultura tace silenzioso. Blog, come cazzo si scrive bene qui. Torneremo spesso ad organizzare il festival. (…) Per te non è cambiato niente, per me invece è cambiato giorno e location. Ho lasciato il post così, non finito. Il mondo stranamente continuava a girare. Ti sei distratto un attimo, eh. Sono qua, di nuovo ma sento il dovere di confessarti un segreto: ieri sera non avevo ben presente cosa scriverti. Oggi è più o meno lo stesso. Sono andato avanti (cioè indietro) a rileggere i tuoi vecchi post. Ho riso tanto, a volte ho addirittura gonfiato il petto. Certi post sono belli, sai? ecco, non ti lisciare il pelo, stupida bestia. Purtroppo non mi sono serviti a regolare un po’ di cose lontano da questo schermo. Ho toccato tasti, regolato manopole ma niente. Tutto così. Tutto come sempre, del resto (qui ho sorriso amaramente, tu non puoi saperlo). Ma poi, poco più in là, quella strana allegria senza ragione (o come dice Brunori Sas, ottimismo senza una ragione ma la parola ottimismo mi fa venire l’orticaria). La solita altalena. quante volte l’avrai vista e quanti giri ti sarai fatto. Stef sta partendo e giustamente ha anche lei le sue giostre che fanno i giri della morte. Mi ci ha fatto salire su, soprattutto quando mi ha linkato Ninnananna dei Modena. E via, altro giro e altro gettone, tra stelle sicure e il ritrovarsi in qualche angolo di mondo lontano. E ti accorgi che gli sbandati al tuo fianco e qualche fata che corre li brami, li vuoi vedere, li vuoi sentire. Le nostre partenze sono così temporanee, alla fine torniamo sempre. Non importa dove, cazzo. Torniamo e basta, è quella la fregatura. Dovremmo partire e non tornare più. Non importa dove. Magari possiamo anche recarci nuovamente in questa terra ma l’importante è essere sempre altrove. Hai capito che intendo? Infondo, ce ne ricorderemo di questo pianeta. Io però ho ancora frammenti di post, blog, racconti, storie da riordinare. Mi accorgo che è come dare un ordine alla vita. anzi, è proprio quello. Poi passerà la mongolfiera e dal mio albero salterò definitivamente e forse non mi troveranno. Mah, culliamoci col treno, mio vecchio amico, che ora, come ogni momento, corre sulla linea Stazione Trastevere – Patagonia. Con le sue fermate lungo i deserti, gli Oceani, i prati lungo i fiumi. Il mio delirio, stranamente alla luce del sole, è finito. Ciao amica mia, ricordati che prego il Dio dei viaggiatori affinché qualcuno nel tuo letto ti aiuti a scacciare via l’inverno. Se non ti aiuta a farlo non ha senso e non ha senso, se ne è capace, non farglielo fare. Buon viaggio.

Ps Complimenti, benvenuti nel post che ha cambiato più ragioni di esistere nella storia.
PPs Per l’occasione speciale due video. Pure un bicchiere di vino omaggio, se passate da casa.

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