Fermentazione

Deve essere l’ambientazione. Le abitudini mica possono essere sempre quelle. Sul letto nuovo della mia “cella” (detto in maniera affettuosa. La stanza dove dormo è piccolina. Sembra, appunto, una cella d’un carcere. Fortunatamente posso andare nel soggiorno o in cucina, per la prima volta nelle mie dimore romane separate. E poi c’è la mia amata pista ciclabile sul tevere a due passi, villa Pamphili qualche passo più in là, parco shuster, via Marconi, ecc ecc) ho letto tantissimo. sono già due i romanzi divorati. Ho stretto i rapporti col libraro del quartiere. Sette romanzi a dodici euro ieri l’altro, Fiesta di Hemingway a due oggi. Devo parlare con il cognato per le richieste. Ho già fatto i nomi di Hemingway, Calvino, Borges ma ho dimenticato Bukowski. Quando incontrerò il sovradetto cognato glielo dirò. Mi fanno impazzire. sono vecchie ristampe. Anni 60 e 80. Con tutto il rispetto per il fascino del libro nuovo (sembra un discorso uscito fuori da “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino) con il suo ipnotico odore di stampa fresca, la sua avvincente grafica, la dolce sensazione scaturita dal passare il dito sulla copertina plastificata ancora intatta questa è tutta un’altra faccenda. Inizi a pensare alla storia di quelle pagine. dove sono state? Chi le ha lette? Chi le ha sfogliate? Già immagino una bella fanciulla triste in una afosa serata estiva di Roma che tra una delusione amorosa e l’altra legge la mia (futura) copia di “Sulla Strada” alla tiepida luce di un bajour già fuori moda all’epoca. Con alla finestra una Roma spietata e già furente nel suo correre impietosa tra ciottoli e bigotti. E così, tra i passaggi per San Francisco e le strade di Denver narrate nel libro le viene voglia di partire e chissà ora dove è persa. Chissà in quale letto ha trovato la pace. Quali braccia hanno dovuto stringerla forte per farle trovare finalmente un sonno tranquillo. wow. Viene voglia di leggere più forte, se mai fosse possibile. E non ti dico che voglia di scrivere. Lo scrivere, poi, non è mica un’attività che si esplica nel far scorrere la penna sul foglio o nel picchiettare la tastiera di un computer. La scrittura è come l’alcool. Devi far fermentare qualcosa e io sono, in questo momento, un liquido dove sta invecchiando qualche buon liquore (almeno spero). Ci vuole il tempo necessario affinché il processo chimico diventi magia calda che si scioglie lungo l’esofago per poi, incredibilmente, mutarti l’umore e offuscarti la vista. Siamo in questa fase, più o meno. Stiamo fermentando blog. Stai tranquillo. Se a volte mi assento è perchè è necessario anche il buio e il silenzio. Poi, quando meno te lo aspetti, salteremo in aria come un tappo di champagne. Prepara i calici.

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