Poco, o forse niente, da capire

Ho perso un attimo il ritmo ma il ritmo è una cosa che si recupera. Nel frattempo ho sempre scritto, te lo giuro. E ti dirò, mi piace quello che ho scritto e soprattutto quello che voglio scrivere dopo. Ritorno ora da una partita di pallone. Madonnina bella dell’incoronata che partita ho fatto. Dovrei scriverci qualcosa prima poi. Ieri notte non ho fatto la tosse. Credevo che l’avrei fatta per tutta la vita. Ho pensato ai suoi occhi, ma solo una volta. Ho visto nei miei sogni il volto dell’altra e mi è sembrato ancora più bello. Ho visto il sorriso di un’altra ancora, questa volta dal vivo, e mi è dispiaciuto non saper disegnare. Meritava una cappella sistina nuova, o qualche muro affrescato in qualche vicolo di Marconi. Voglio dire, almeno quello. Ho parlato. Dirai tu, bella forza. Ti assicuro che a volte preferisco fare elenchi sgrammaticati qui sui tuoi byte. Ho lasciato una poesia incompiuta aspettando gli altri. Le scrivo sul mio cellulare a volte.
Non c’è niente di più brutto. Devo prendere il vizio di riscriverle su un foglio di carta. Non si immaginano i colori su un monitor da 4 pollici. Ho avuto tanto a cui pensare e tanto tempo da sprecare. Ho fatto tutto a mo’ di regola d’arte. Un paio di nuove intenzioni che ti riguardano sono andate perdute come navi di pescatori dentro una tempesta leggendaria. Un nuovo post (questo lo scrivo dopo la partita, dopo la doccia, mentre cucino gli spinaci) e il fare un giro su quello degli altri. Tu lo hai fatto? Io no. Mi raccapezzerò e farò tutto, sempre con i mie tempi. I mie tempi? Pensavo, ho fatto grandi partite ultimamente, ma sono consapevole che dovevo farle a 8 anni? Ora non hanno senso. I miei tempi, tzè. Domani lavoro. questo vuol dire che scriverò (tranquillo, ha una sua logica). La farò morire quella poveretta e poi creperà pure lui. Ti assicuro, ti dispiacerà. Questo post non ha senso. Questo post è brutto. Ma dico che bisogna trovare spazio anche per post brutti e con una pessima struttura. Tra poco torno a casa. Poi, una volta a Roma andrò a vivere in una casa diversa. Cazzo, mi mancheranno i treni!!! Maledizione. Abiterò però ad un ottavo piano, sai su quelle finestre quante storie vedrò catapultarsi giù? O magari su. Poi ci sono sempre i gabbiani, le macchine che fuggono in vallate lontane (che ne sai che c’è dopo Porta Portese. Lo sai tu? Trastevere? Boh, magari no). A casa comunque ho un paio di cose da fare. Ho una primavera da studiare, sia lì che qui nella capitale. Cazzo, gli spinaci! ma tu, ci stai capendo qualcosa? Se lo capisci, mandami una lettera con il senso. Inviamela tra Giove e Venere che al tramonto sembrano due punti giganti. Dopo i due punti inizia il discorso diretto. Se hai qualcosa da dirmi parla, ti ascolto.

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3 risposte a Poco, o forse niente, da capire

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. danielecasolino ha detto:

    Ecco mi sembrava, bentornato.

  3. vince2006 ha detto:

    Grazie. Giuro che mi metterò in pari, con i miei tempi.

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