Scampoli Pulp

Si accorse di essere un serial killer per colpa di quel grassone. Vederlo mangiare avidamente a bocca aperta lo indispettì. Uscì dal fast food e lo seguì fino ad un vicolo, lo fece girare e lo pugnalò. Il poveretto, che fino al momento del fendente non aveva capito, gli sorrise cortese. Questo gesto mutò in lui qualcosa. Mentre lo decapitava prese coscienza del suo problema. Capì che non aveva fatto una cosa buona: né al cadavere ai suoi piedi né ai 15 seppelliti senza testa nel suo giardino.

Era invalido da 40 anni ma non aveva mai ricevuto la pensione. Si interessò del caso il ragazzo della nipote. Nel giro di tre mesi arrivò il primo pagamento. Tornato dalla posta, felice, il vecchio trovò due uomini incappucciati nella sua casa. Sapevano benissimo cosa era andato a prendere. Il vecchio, sconfortato, chiese se prima poteva andare a prendere un bicchiere d’acqua per calmarsi. I due acconsentirono. quando tornò in stanza invece che l’acqua aveva in mano un fucile a pompa. Aveva aspettato per 40 anni, figurarsi se ora si faceva fregare da un paio di ladruncoli. Dimostrò sangue freddo. sparò, due volte. chiamò i carabinieri senza toccare i corpi. quando arrivarono fu grande la sorpresa, sia per la capacità del vecchio di sparare nonostante le gambe e la vista mal funzionanti sia perchè sotto i cappucci c’erano il direttore delle poste e il maresciallo del paese.

Ci aveva pensato ad ammazzarla ma non voleva essere ricordato come un assassino. Si fece trovare nella sua stanza con una pistola puntata alla tempia. Il suicidio. Sì, il suicidio era una idea così romantica e lei avrebbe fatto la parte del cattivo. Ma a vederla fredda e glaciale, totalmente indifferente al suo gesto venne preso dallo sconforto. Addirittura gli chiese se avesse provveduto a chiamare qualcuno per ritinteggiare le pareti. Scoppiò in lacrime. Non gli rimaneva nemmeno una fine dignitosa. Buttò via la pistola. Sbattendo a terra partì un colpo accidentale che la colpì in testa spalmandole il cervello lungo tutto il muro. “Ops” fu la sua espressione istintiva. Il suono della sua voce gli risultò molto comico. Scoppiò a ridere e disse al cadavere: “Facciamo così, quando torno dalla giamaica vengo io a dare una mano di bianco”.

Era stato un sicario della mafia. Si era ravveduto e si pentì collaborando con la giustizia. Iniziò una nuova vita con un’altra identità nel nord Italia. La vicina di casa, bussò alla porta per darle il benvenuto con una torta. Fu un gesto che lo commosse. La fece accomodare in soggiorno e tagliò il dolce. Si girò per chiedere se volesse qualcosa da bere. Malauguratamente si voltò troppo velocemente con il coltello in mano, la signora era dietro di lui per vedere se volesse una mano. Le tagliò la gola. La cosa lo rattristò molto. La polizia risolse tutto e lo mandò in un altro paese. Appena arrivato il padrone di casa gli fece vedere l’appartamento. Accidentalmente, al secondo piano, indicando la stanza dove avrebbe voluto mettere la camera da letto spinse l’uomo giù dalle scale. Morì sul colpo. Fu mandato in Svizzera. Mentre sistemava il tetto della baita fece cadere per sbaglio una tegola. Sfortuna volle che ci fosse un pastore proprio sotto di lui che era andato a chiedergli un informazione sulla strada che conduceva al villaggio. Partì per gli stati uniti dove cambiò in tutto 7 stati per aver ucciso, sempre involontariamente, una cameriera, un camionista, un fotografo, un venditore ambulante, una spogliarellista, una maestra d’asilo e un dogsitter. Gli ultimi due nello stesso momento. A quel punto gli proposero l’Antartide ma rispose che se mai ci fosse stato uno scienziato, nel raggio di 100 chilometri, in un modo o nell’altro lo avrebbe ammazzato. La morte, dopo tanti anni di abnegazione professionale, era diventata un suo gesto spontaneo. Non poteva evitarla. Si mise a girare il mondo. In India un vecchio, prima di morire per una sua gomitata fortuita, gli donò un lungo camice nero con un cappuccio. Gli sembrò una divisa adeguata per la sua nuova missione.

Non temete, è tutto normale. Sì, ho visto Tarantino ieri sera, forse è colpa sua. Per sdrammatizzare ho messo lo stencil di Banksy con le banane. Stiamo a giocà. La musica è adatta, dai.

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3 risposte a Scampoli Pulp

  1. Alessandra Bianchi ha detto:

    Scritto molto bene!
    Un caro saluto 🙂

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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