Clamorose scoperte

Tendenzialmente sono paranoico. Un po’ come tutti però. Perchè lo siamo tutti, non mentite. Quei periodi neri che sembrano non finire mai, i mille pensieri. Hai voglia il vangelo a farti l’esempio del giglio. Bello il giglio, bello! E’ vero, non si preoccupa di trovare lavoro ma io, poco poco, qualche ragionamento sul futuro dovrei farlo e giù di paranoie, tristezze e malinconie. Si mette il lavoro (che non c’è), l’amore (che non c’è) la salute (sorpresa, probabilmente ho una bronchite. Vai a capire poi, sono un fiorellino ma di notte sembra che sto per passare a dare il cinque alto al creatore). E via che il cervello, creato apposta per quello forse, si mette a trottorellare come le macchinette macina caffè (fa lo stesso rumore. diamine, abbisogno di una controllatina). Diciamoci la verità, i problemi sono i nostri screensavers. Non riusciamo a tenere un’unica schermata o magari a mettere quelli così rilassanti con le foto esotiche e dei paesaggi di montagna. No! Dobbiamo per forza mettere quello dei tubi di Windows 95. E che palle. Si allungano, si contorcono, si mischiano, si incrociano, si impapucchiano tutti. Seguine uno, dai. Ti sfido. Non capisci dove è andato. Manco nel gioco delle tre carte ti fregano così facilmente. Insomma, come ogni buon screensaver che si rispetti, dopo cinque minuti si aziona da solo. I suoi tubi iniziano a fare una ragnatela lungo lo schermo (nero, per giunta). Le icone, i nostri programmi, le nostre foto salvate spariscono. Il nostro è un computer della madonna ma lo teniamo in attesa dello screensaver. Sul nostro desktop disordinato (il mio è disordinato come la mia mente e la mia vita) nemmeno vediamo quante cose simpatiche, utili e grandiose abbiamo. I tubbbi (pronuncia alla Guzzanti) ci hanno ipnotizzato. Magari lo stiamo usando il programma e nemmeno ci accorgiamo della figata pazzesca che stiamo usando. A me è successo così oggi. Come tante volte nella mia vita, camminando da solo, ridevo. Lo so. Qualcuno potrebbe darmi del pazzo ma semplicemente pensavo a cose divertenti o semplicemente belle. Non è bello essere scoperti. E’ come se ti beccano a ballare da solo la macarena. Ma perchè? Un po’ ti accorgi di essere ridicolo ma penso che in questo caso non lo sia. Ma sai, i costumi sociali, le convenzioni e altre cagate del genere… insomma, camminavo sorridendo immerso in quello strano mondo qualche centimetro più indietro della fronte quando mi sento chiamare. Il mio coinquilino, lì per caso, non solo mi ha visto ma addirittura mi ha osservato per un po’: “E da lì su che ti osservo e stavi sempre a ridere. Che cazzo ti ridi?” A quella domanda, potenzialmente imbarazzante, non sapevo che rispondere. Di imbarazzarmi non avevo tempo, ero in ritardo, di dire una cazzata non ne avevo voglia e così ho risposto istintivamente. Sai blog, come quando scrivo quei post senza riflettere o pensare. Cosa hai da dire? paaaam dilla e basta. E così, da chissà dove in quegli abissi profondi, è uscita fuori una risposta senza la mia ben che minima mediazione: “Sono un uomo felice”. Azzzz. E allora è così? A 28 anni, con una probabile bronchite, con i mille pensieri che avevo fino a ieri, dopo un quasi esaurimento nervoso a dicembre lo scopro così, all’improvviso, in un qualunque primo giorno di primavera? No perchè le risposte istintive sono vere e subito dopo, riflettendoci, ho dovuto dare ragione alla mia psiche, vecchia bastarda che mi tiene nascosta ste verità tranquillizanti. E insomma, ho continuato a sorridere da solo, come al mio solito, sfidando i ben pensanti nascosti dietro le loro orride espressioni seriose. Che poi, la “nominata” da folle non è così vergognosa. Me ne fregio volentieri se questo vuol dire essere un uomo felice. Bene. Questa scoperta clamorosa mi ha cambiato la giornata. La gente mi sta leggermente più simpatica. Fuori dalle grandi vetrate di Giurisprudenza c’è il primo tramonto sul primo giorno di primavera.

Per la foto cercavo un sorriso, poi ho trovato questa foto. Spettacolare. La dedichiamo alla primavera, va. Mi ha fatto venire in mente il post dell’altro giorno e la voglia di perdermi in un prato. A quel punto pensare ad una donna, come avevo scritto, sopra di me a litigare con il sole per chi è più luminoso è stato facile. Quindi ho pensato a questa canzone. Una canzone che amo. L’idea dell’anima che rimane attaccata a delle labbra non è per niente triste. Da un senso di appagamento e di compiuto.

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Una risposta a Clamorose scoperte

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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