Scampoli #3

Il compleanno

Se n’era scordato. Tipico. doveva ricordare due date nella vita, neanche quello. Ma ora basta. Gliela avrebbe fatta pagare. Se ne sarebbe pentito amaramente. Già rifletteva, in cuor suo, con chi tradirlo. L’ideà già la eccitava. Il collega che le faceva il filo da mesi? Il vicino di casa che già era venuto a bussare in orari assurdi per il sale? Mentre completava nella mente la sua lista giunse al suo appartamento. Aprì la porta e trovò una festa a sorpresa. Tutti i suoi amici e al centro della stanza lui, sorridente. Dopo pochi secondi di smarrimento, quando tutto fu chiaro si mise a piangere e lo abbracciò. La conosceva bene. Sapeva persino cosa aveva pensato. Non se ne preoccupava. Il sesso da sensi di colpa, lui lo sapeva, è il più eccitante. Sorrise.

Parità di diritti e doveri

Avere un lavoro in isole lontane e meravigliose era causa di profonde invidie. Ma quando fu rapito tale invidia sparì. La gente non sapeva, però, che il gruppo terroristico che aveva organizzato il tutto era un movimento femminile radicale che lottava per la parità dei diritti delle donne. Peculiarità del gruppo era la violenza carnale reiterata sui sequestrati. Quando mandarono una foto alla stampa in molti rimasero interdetti dal sorriso sguaiato e soddisfatto della “povera” vittima.

Consapevolezza precoce

Michele era un bambino prodigio. Capiva in fretta. Troppo in fretta. Sparì a nove anni. Non fu più ritrovato. In televisione, il fratello, credette di vederlo in un servizio su un’isola dispersa nell’oceano indiano. Un trentenne eremita con gli stessi occhi malinconici. Lui aveva avuto molto più tempo per capire ma ora c’era arrivato. Non disse nulla a nessuno, sorrise alla tv e un po’ lo invidiò.

Vivere di lunedì

Cinque del mattino. Un caffè bollente ma cattivo giù per l’esofago. Una tempesta dall’altro lato della finestra. Tuoni. Un po’ dal cielo, un po’ dallo stomaco ancora in fermento dalla sera prima. In una parola: lunedì. Un’altro lunedì. Uno squallido pallino da spostare in quel gigantesco abaco che è la vita. Affacciato verso le strade diventate torrenti incredibilmente sorrise. Fu sorpreso da come la vita goda della vita stessa. Un altro lunedì, già. Un altro giorno su cui spalmarci sopra la sua fottutissima vita.

Amore al mattino

Quando lei si svegliò lo trovò in piedi alla finestra occupato a guardare fuori. Un raggio di sole colpiva in pieno i loro corpi. “Buongiorno. che bellissima giornata, vero?” Lui a quel sorriso così meraviglioso rispose “Già” accompagnandolo con il ghigno meglio presentabile che aveva trovato. Sapeva che il confronto con quello luminoso di fronte a lui era imbarazzante. Lei, però, non poteva sapere che quella notte aveva piovuto continuamente. Lui, sveglio da ore, lo sapeva. A volte l’amore è anche questo, nascondere le tempeste.

La scelta della canzone non è direttamente collegata al post. Niente connessioni questa volta. Magari la musica sognante del buon Zack potrebbe condurvi su quell’isola appena accennata nel terzo mini racconto. Certo, le influenze balcaniche dei Beirut, ancora così forti in questa canzone, possono condurvi dove volete. Quindi, prendete e andate dove cavolo vi pare
Ps
In questo periodo sono molto incasinato. Potrebbero risentirne i miei post e soprattutto le mie visite ai vostri blog. Rimedierò. Un’altra settimana e sistemo tutto. Cià

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2 risposte a Scampoli #3

  1. semprevento ha detto:

    ma che belle!!!!
    …sono andata a vedere che cos’era l’abaco…boia! l’hai presa lontana…però è vero…
    chissà come t’è venuto in mente questo attrezzo…
    certo, che ne sai…..!!!
    beh, a presto incasinata creatura…vai traqui…
    vento

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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