L’offerta

-Allora, che gliene pare?
Seduto sulla sedia, a dir il vero quasi steso su essa, con il capo pesantemente appoggiato sulla mano tenuta tesa sul tavolo al fianco,appena la ripresa terminò diede un tiro pesantissimo alla sua marlboro. Rossa.
-E’ un video di merda.
Lo disse dissimulando noncuranza ma con un disgusto difficile da celare. Chiunque si sarebbe offeso. L’uomo davanti aveva posto la domanda con entusiasmo, con un sorriso sguaiato e incredibilmente viscido. Eppure lui, sorprendendolo, a quella risposta, praticamente esultò.
-Siiì! Esatto! Noi qui dentro facciamo solo video di merda.
Aveva le mani alzate in segno di vittoria verso il cielo e il suo aspetto squallido, vile, incredibilmente subdolo e contorto ampliava quella sensazione di orribile repulsione che aveva provato vedendolo. Grasso, baffetto ben curato, faccia pingue e falsa. Ciò che l’aspetto mostrava in maniera manifesta venne confermato, ancorché ce ne fosse bisogno, da quell’atteggiamento meschino.
-Bene, io non faccio video di merda. Penso che qui abbiamo concluso.
Terribilmente offeso e pieno d’ira si alzò con veemenza facendo strisciare la sedia che fece un gran baccano. L’uomo, sordido fino alla fine, gli mise con noncuranza un braccio intorno alle spalle e camminò con lui.
-Piano amico mio, piano. Non certo per fare questi video di infima qualità l’ho chiamata. Questi video servono per gli imbecilli, gli incapaci. A quei deficienti li fai vedere un video che fa da specchietto per le allodole. Magari un video che hai venduto a un cliente più serio o semplicemente meno sciocco. Loro si esaltano, si fingono esperti. Ti dicono “be effettivamente c’è una bella fotografia” – nel dirlo recitò la frase facendo una smorfia altezzosa – “effettivamente è girato bene” fanno domande sulla macchina, anzi, sulla “videocamera” che è stata utilizzata. Una volta un tale disse “telecamera”. qualcuno che ha avuto almeno il buon senso di studiare il compitino ti chiede se hai usato una 5d o una 7d. Ma quelli sono anche peggio. Si credono Francis ford Coppola. Si atteggiano a grandi conoscitori di cinema. Quelli li freghi con ancor più gusto. Quando poi li presenti questi video loro hanno il sentore che qualcosa non funzioni. Ti fanno anche qualche rilievo ma tu allora li guardi indignato. Li fai sentire come dei principianti. “Ma davvero non ha capito il riferimento?”. “Davvero non ha colto la citazione?” “Ma lei ha visto Allen? E Antonioni? E Struart? E Durgheng?” Naturalmente qualche nome te lo inventi. Loro vanno nel pallone. Cercheranno per mesi quei nomi credendosi ancor più imbecilli di quello che sono. Alla fine accettano. Si dicono “be, sono io che non ho capito. Io non ho le sufficienti conoscenze per comprendere. Ma loro sì, loro sì che sono capaci ed esperti” E ti pagano. Pagano un prodotto orribile, oscenamente scadente pensando di aver acquistato un capolavoro. Noi diamo due soldi a quel ragazzino che lo ha girato con una videocamera della sony vecchia e scadente. Facciamo finta di mandarlo in giro. Li facciamo contattare da due o tre clienti, ma siamo sempre noi a farlo, facciamo finta di acquistare salvo poi ritirarci all’ultimo con un cavillo. Sempre lo stesso. Una pecca appositamente creata da noi. E loro vorranno eliminarla con un secondo video che ci commissioneranno e che noi faremo pagare ancora più profumatamente.
Ascoltò quel delirio con sincero sgomento ma cercando di non darne impressione. La solita posa di disgusto appena appena accennato.
-Io non faccio roba del genere. Per chi mi ha preso? Io sono un regista serio. Ho il mio direttore della fotografia e la mia squadra di elettricisti. Ho trentadue anni ma due film e una decina di corti alle spalle. Lei non sa con chi sta parlando
-O lo so bene, invece. Io sono un suo fan. Ho visto i suoi video. La moralità che si cela dietro. Mi ha entusiasmato il suo far riferimento a valori senza cadere nella retorica. Sono rimasto estasiato dal suo essere puro e alla ricerca del giusto. Sono pochi quelli come lei, lo sa
-E allora se mi conosce sa che non lavorerei mai per un viscido e meschino come lei
-E io invece proprio per questo motivo voglio che lei accetti il mio contratto.
Senza capire da dove fosse apparsa, a loro fianco, spuntò una collaboratrice. Una donna stupenda. Capelli neri corvino, lunghi. Il corpo incredibilmente sinuoso, rotondo e sensuale era meravigliosamente contenuto da un tailleur. Rosso. Era così bella che poteva anche essere una attrice che lui gli avrebbe proposto ma fu presentata come impiegata dell’azienda.
-Maria, cara, accompagnaci a bere qualcosa.
Lei, sorridente anche troppo per l’occasione, si pose alla sua destra e pose delicatamente la mano sinistra dietro la sua schiena invitandolo a seguirla. Lui non era d’accordo ma in presenza di quella donna non riuscì più ad essere scontroso come poco prima.
-Ho già detto che non voglio niente da lei.
-Ma la prego, lei è nostro ospite.
Fece un cenno come invitandolo a guardarsi intorno. Sorridevano entrambi, in maniera esagerata. Solo ora si accorgeva di essere al buio. Quando lo schermo si spense rimasero nella completa oscurità ma i loro corpi erano illuminati ma non riusciva a capire da dove quelle luci provenissero. La ragazza, invitata dall’uomo, gli andò davanti. Arrivata a pochi centimetri da lui, continuando a sorridere, gli si prostrò innanzi inginocchiandosi. Gli aprì la lampo dei pantaloni e cominciò a succhiare con forza. Lui non sapeva se essere sorpreso, infuriato o eccitato. Sapeva solo che una donna cosi bella non l’aveva mai vista e quel suo sorriso magnetico lo aveva immobilizzato e ora, quello che faceva, gli procurava un piacere devastante. Nessuna donna gli aveva fatto provare un tale piacere. Nonostante fosse strenuamente convinto che era il caso di allontanarsi non riuscì a tenersi lontano da quelle labbra che si muovevano proprio come lui avrebbe desiderato. Passati quei secondi di buio dettati dalla sorpresa e dal piacere si scostò. Lei fece un’espressione tra la delusione e il desiderio. Una smorfia incredibilmente suadente che gli procurò ancora più voglia di farla continuare.
-No, non posso. Cosa diavolo volete fare?
Alzò lo sguardo, accanto all’uomo c’era un’altra donna comparsa dal nulla. Anche lei incredibilmente bella. Bionda. Fisico statuario. Anche lei vestita di rosso. Sorrideva in maniera angelica. Anche lei in maniera esagerata. La bruna si alzò, aveva tolto la giacca ora si sfilava la camicia in maniera seducente. Aveva dei seni bellissimi. sodi, grandi, lussuriosi. Si avvicinò la bionda e si spogliò anche lei. Completamente. Le due lo fecero sedere su un letto spuntato dal nulla. Giocarono con lui in maniera eccitante. Non riusciva più a resistere. Aveva cercato di pensare alla moglie, alla figlia, alla madre. Ai suoi valori e alle sue idee. Fu tutto inutile. La bionda, dandogli le spalle si alzava e si abbassava accarezzandoli il ventre con il fondoschiena. La bruna gli leccava le orecchie sussurrandogli parole lascive. L’uomo, rimasto in disparte, cambiò aspetto. D’un tratto diventò magro, aitante, di bell’aspetto. Il volto non era più grassoccio e vile ma aveva un aspetto ispanico, sensuale, profondo. Incredibilmente bello. Lui vide quel cambiamento ma stranamente gli sembrò normale all’interno di quella scena. Si avvicinò al letto mentre la bruna, seduta sopra il suo corpo steso, faceva sesso con lui e la bionda, al fianco, lo baciava con forza e si faceva toccare
-Allora siamo d’accordo, vero? Lei lavorerà per me. Mi pare che siamo entrambi soddisfatti delle reciproche offerte. Lei si unirà a noi, noi saremo lieti di accoglierla. Vedrà che, se non sarà felice, almeno non avrà problemi o rimpianti. So che facciamo sempre una brutta impressione all’inizio ma poi, chi sembra così lontano dalle nostre posizioni, rimane con noi e non ci lascia più. Basta trovare un motivo, un desiderio anche recondito. Noi lo esaudiamo. Trovato l’accordo e le soddisfazioni reciproche non c’è bisogno di contrattare con inutili fandonie. Ognuno ha quel che vuole. Quello che ha sempre voluto. Quello che anche una moralità di ferro come la sua non poteva celare a lungo. Mi piacciono i tipi come lei. Resistono fino all’ultimo. Li corteggio anche per tutta la loro vita ma poi li convinco e mi dicono tutti quanti sì, alla fine.
Finito in quella stanza buia realizzò quel video. Non fu difficile. Non ebbe modo di opporsi a qualunque cosa si facesse. Era come estraneo a se stesso, anzi, era staccato da se stesso. Vedeva il suo corpo come fosse un’entità a parte. Lo guardava dall’alto. Vedeva quel corpo vivere la vita che un tempo era la sua senza poter porre veti alle sue decisioni o consigliare soluzioni alle sue scelte. Lo poteva solo guardare. Ma una cosa era vera. Non aveva rimpianti. Questo semplicemente perchè non aveva più alcuna emozione. Guardava la sua vita come quei vecchi che attendono la morte guardano il soffitto bianco di un ospedale. Passava le sue giornate così. Poi, giunta la sera, quell’uomo che lo aveva corteggiato per tutta la vita lo prendeva e, rinchiuso in un sacco con tutti gli altri, lo poneva in uno scrigno che aveva cura di chiudere a chiave.

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