Sul letto del fiume

Questa poi non se la sarebbe mai aspettata. Lungo il letto del torrente, larghissimo e ampio, che lui risaliva dando le spalle al mare ormai lontanissimo e chissà forse addirittura evaporato, lui incontrò della gente. Erano giorni che non vedeva un volto ma da mesi non parlava con qualcuno. Ringraziando il cielo.
-Salve
-Salve
Aprì la bocca e diede voce. Incredibilmente riusciva ancora a farlo. A dir la verità quella gente era diversa. Assomigliava a lui. In fuga, senza nessuno che li inseguisse se non il mondo intero. Camminavano con le vacche. La chiamavano transumanza. Da millenni si praticava ma ora il cosiddetto mondo civile la riscopriva per scappare dalle città morenti. Quando ancora guardava la tv forse aveva visto scene simili in tempi andati. Chi suonava una chitarra scordata, un paio di donne con vestiti larghissimi e dai colori sgargianti ma dal disegno desueto e poco di moda, pentole appese agli animali, robe vecchie e stracci, cani rompicoglioni, tanta roba non diversamente catalogabile.
-Anche tu in fuga?
-Già.
-Dove vai?
-Verso i monti, dove si nascondevano i briganti.
-Ah però, noi facciamo la transumanza.
-Lo avevo capito, come ci siamo ridotti.
-Eh già. Eh già.
Lo disse ridendo, come se fosse felice di quella vita da zingaro. Certo, anche lui la preferiva a quella delle città che aveva abbandonato dove una pallottola, una spranga di un fascista o qualche malattia lo avrebbe potuto cogliere mettendo la parola fine su quello che restava della sua vita. Anche qui si elemosinava ma spesso ti lanciavano un tozzo di pane con comprensione e non come fossi un piccione sporco da scalciare la volta successiva. Anche perchè eri uno straniero che andava via. Non c’era tempo per fermarsi. Troppo occupati, si era, a camminare verso un indefinito sentiero.
-Perchè vai verso i monti?
Lei apparve da dietro gli altri. In mano aveva una chitarra più piccola del solito con le corde totalmente arruginite, il vestito orribile nei colori ma perfetto per la sua linea le scendeva morbido. I sui capelli castano chiaro, lunghi, sembravano parte del vestito stesso. Dallo sguardo, nonostante lui non fosse più pratico, capì.
-Non lo so, vado e basta. Voi perchè lo fate?
-Viviamo con la natura
-Ah con la natura! O perchè in città non riuscite più a farlo.
-Perchè, tu ci riuscivi?
-No, ecco perchè sono qua
-E cosa pensi di trovare?
-Ah non lo so. Intanto ho trovato voi e le chitarre. Non suono da almeno tre anni.
Si unì a loro. Camminarono insieme per almeno quattro giorni. Incredibilmente si riscoprì adatto a vivere con altra gente e si ricordò anche come si ama una donna. Lei l’amo già la prima notte in un prato circondato da speroni di rocce. Chissà quanti ne aveva amati solo per il gusto di farlo in quel cammino. E comunque gli altri uomini non si dimostrarono mai gelosi. Condividevano tutto, e capì quanto fosse vero. L’ultima notte volle essere guardata alla luce del fuoco, per ore.
-Domani te ne vai?
-Già
-Rimani con noi.
-Cosa troveremo nel posto dove andate? Niente.
-Perchè tu tra quei boschi? I briganti non ci sono più e se li vuoi creare tu non c’è nessuno da depredare
-Qualcosa mi chiama lì. Forse torno subito da voi. So dove trovarvi.
Lei si strinse al suo braccio e si addormentò.
Il mattino dopo la luce dell’alba si fece spazio tra due colli e lo colpì in fronte. Si vestì e salutò i componenti del gruppo svegli a far la guardia. Da alcune casse,accese per tutta la notte, risuonava Breathe dei Pink Floyd.
Non era più così convinto, pensava che gli avrebbe raggiunti subito ma aveva un conto in sospeso e forse un uomo da uccidere…

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