Ho sentito la notte parlarti

Ho un paio di sogni che ti appartengono. Se vuoi te li do appena ti vedo. No, non sono così lucenti. Be ora non farmene una colpa. E già tanto che tu possa passeggiare a braccetto di Morfeo nei miei meandri onirici. La cetra che accompagna i suoni e i colori che nella notte mi accompagnano puoi pizzicarla. Fai piano, se lo sai fare. Ah, se smettessi di camminare coi tacchi nei miei pensieri mi faresti un favore. A furia di pensarti ho tutta la mente graffiata. Ora però prendi le mie parole e vattene. Un’ultima cosa: lasciami stare i salici.

Ho sentito la notte parlarti
ti ha detto: “Figlia mia, vieni”
Tu ti sei mossa leggera
come nuvola scura.
Mi spaventi come vento notturno,
quello che scuote i salici
che tremano come fantasmi in pena
ma mi attrai come stelle
di una città lontana.
Le tempeste che porti
tra le nubi cariche di pioggia
sono misterioso timore
o ristoratore rimedio.
Ma come notte che si rispetti
dove è l’alba al centro
delle mie preghiere pagane?
Sotto i suoi salici vibranti
aspetto una brillante estate
che ti redima dalle tenebre.

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