La ciliegia della mia vita

Ormai sono passati anni e ancora mi torna in mente questa storia. Ogni tanto la caccio fuori dal cilindro e la racconto agli amici e loro , magari, ci ridono su. Io non ci trovo niente da ridere. Facevo il quarto anno del liceo scientifico. Andavo a scuola in un paese diverso dal mio e sicuramente saprete che la cosa più brutta nel frequentare una scuola lontana è il viaggio. Lasciamo stare il viaggio d’ andata!!!!! Non lo contiamo. Non parliamo delle bestemmie per alzarsi dal letto e dell’ ira funesta quando guardi l’ orologio e vedi che sono le 6.30 e tu sei gia sveglio, mentre qualche tuo amico ancora sta sognando le veline o la arcuri nel caldo del letto e si risveglierà con calma verso le otto………(e bestemmi ancora dandoti del cretino nel non aver scelto il liceo classico del paese dicendoti:" ma no!!! io sono bravo in matematica, fammi scegliere il liceo scientifico che sta in culonia"……..per la cronaca il voto più alto che ho preso in matematica sarà stato un 5.5 e ora all’ università studio legge). Insomma una delle cose negative era il viaggio di ritorno, soprattutto quando uscivo all’ una, perchè dovevo aspettare  il pullman che partiva alle 2.00 per arrivare a casa tre quarti d’ ora dopo. lì, a casa, mi aspettava un piatto di pasta freddo(non tutti hanno la fortuna di avere una madre casalinga che ti fa trovare il piatto caldo) che se lo capovolgevi non cadeva a terra(non so perchè la pasta raffredata diventa come una colla, c’ è qualche legge fisica che spiega ciò?). Fortunatamente il sabato, uno dei giorni in cui uscivo all’ una, mio padre passava da li e mi veniva a prendere. Pensate alla comodità. alle 13.30 ero gia a casa. Di solito, mio padre, portava qualche cosa con se. Infatti, spesso, suoi conoscenti gli regalavano casse di verdura, carne, galli vivi(una volta uno che era nel cofano mi è saltato addosso) e cose del genere. Un sabato mio padre venne a prendermi puntuale. Con me c’ era la mia migliore amica Marianna e Veronica. Una ragazza di cui mi ero invaghito anche se all’ epoca mi stava gia passando la cotta. Entrammo in macchina e io con estrema felicità vidi il sedile del passeggero occupato da una busta enorme di ciliegie. Sia chiaro il termine enorme è un eufemismo. Spostai la busta ai miei piedi ma era cosi ingombrante che avevo difficoltà a stare seduto. L’ euforia prese il sopravvento. Tra ciliegie e risate ci avviamo verso casa, ma la strada era una priorità solo di mio padre alla guida. Io e le mie amiche eravamo sopraffatti da quel rosso acceso delle ciliegie. Si vedeva che non erano le solite ciliege da fruttivendolo. Si vedeva che erano coltivate senza pastrocchi vari. La prova era il sapore indescrivibile. Erano cosi buone che dissi alle mie amiche che quelle erano le ciliegie più buone che io avessi mai mangiato. Che sicuramente sarebbero state degne della mensa degli dei…..Insomma, ero completamente andato, sedotto da quel rosso brillante, quel sapore paradisiaco e senza contare le discrete dimensioni. Ad un certo punto, cercando con la mano nella busta, trovai lei…I miei occhi faticavano a crederci. Le mie labbra smisero di proferire parola…Era la ciliegia della mia vita! Fu un emozione grandissima. Era una ciliegia enorme, più grande(molto più grande) di una pallina da ping pong. Era una di quelle ciliegie che capita, forse, ogni mille anni. Era la “super sayan” delle ciliegie. I miei occhi ancora tremavano dall’ emozione. Dissi: “Guardate” con voce tremolante. Gli altri si girarono ad ammirare quel miracolo della natura. Io ero consapevole di trovarmi davanti ad una cosa che non avrei mai più rivisto(escluse eventuali modifiche genetiche). Il suo colore rosso come un alba d’ estate, il suo profumo che aggrediva feroce le mie papille gustative gia in fermento. Era tutto il mio corpo che si stava predisponendo a ricevere tale meraviglia. “ Guardateee!!!” ripetei “Non è meravigliosa?” dissi preso dall’ entusiasmo e alzando la ciliegia affinché anche i miei compagni di viaggio godessero di tale vista. Gia pregustavo il momento nel quale i miei denti, quasi titubanti data la paura di sciupare tale meraviglia, si sarebbero fatti spazio in quel frutto divino, facendomi dono di quel soave succo. Ero felice. Stavo per avere il privilegio di assaggiare qualcosa di raro e prezioso… Fu allora, che Veronica seduta dietro di me, allungando la mano, mi rubò di sorpresa il frutto della mia felicità e con se la mia gioia. Mi girai ma feci appena in tempo a vedere il mio tesoro scomparire tra quelle seducenti labbra che in quel momento mi sembravano feroci e crudeli fauci……Provai del dolore fisico. “Noooooooooooooooooooooooooooo” Non riusciì a trattenere un urlo di disperazione che fece scoppiare l’ ilarità nell’ auto. Ma non riuscivo a condividere tale risata. Ero sinceramente disperato per tale perdita. Forse era stata la contemplazione antecedente al misfatto ma non riuscivo a controllare il dolore. Poi veronica, che aveva ancora stampata sul volto, quell’ espressione soddisfatta, incominciò a cambiarla questa espressione. E quasi presa dall’ estasi voltandosi verso un punto non definito disse: “ Che buona!!!” Il mio dolore fu ancora più grande. La mia parte razionale mi diceva: “Vincè, non te la prendere. Era solo una ciliegia” Ma lo diceva piangendo. La mia parte irrazionale avrebbe voluto saltare sul sedile posteriore, prendere per la gola veronica e gridarle: “SPUTALA PUTTANA, SPUTALA!!!!!!!!!!!!!!!”* Ma prevalsero le lacrime della mia parte razionale. Fu allora, forse, che mi smise di piacere definitivamente veronica. Non so qual è la morale della storia. Forse che quando avete qualcosa di importante tra le mani dovete stringerla affinché nessuno ve la rubi. O forse………che quando una puttana* vi ruba la ciliegia della vostra vita, con un balzo felino saltate sul sedile posteriore e strangolatela………scherzo

 

 

*Prego chiunque si riconosca in questa storia di non offendersi per l’ enfasi del racconto

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